Quando la paura
prende troppo posto

Uscire, affrontare un impegno o stare da soli può diventare difficile quando l’ansia occupa troppo spazio. Mi occupo di ansia, attacchi di panico e fobie: possiamo partire da ciò che accade nella tua quotidianità e da quello che vorresti tornare a vivere.

Un filo disegna un profilo e si distende in ampie onde di respiro.

Ciò che stai vivendo

La fatica di sentirsi sempre in allerta

Prima di uscire controlli come ti senti. Per affrontare un tragitto pensi a chi potrebbe accompagnarti; durante un incontro una parte dell’attenzione resta rivolta alle sensazioni del corpo. Oppure sono le preoccupazioni a susseguirsi, rendendo faticoso concentrarti su quello che stai facendo. Sono situazioni diverse, che meritano di essere comprese a partire dalla tua esperienza.

Quando hai vissuto il panico, può diventare difficile anche il tempo che separa un episodio dall’altro: la paura che si ripresenti può influenzare programmi e abitudini. Il problema prende posto nelle scelte quotidiane, nelle rinunce e nelle spiegazioni che senti di dover dare a chi ti è vicino.

Nel primo lavoro insieme cerchiamo di capire come si presenta questa fatica. Quando è cominciata, quali situazioni coinvolge, come la affronti e che cosa oggi ti impedisce di fare. Mi interessa anche ciò che riesci ancora a vivere con maggiore tranquillità: le persone, i luoghi e le attività che rappresentano una risorsa.

Da qui possiamo definire obiettivi riconoscibili nella tua vita, come affrontare un impegno con più autonomia o ridurre il peso delle preoccupazioni. Il percorso parte dalla persona, non da un elenco di sintomi. Le sensazioni fisiche nuove o non ancora valutate richiedono anche un confronto con il medico, senza attribuirle automaticamente all’ansia.

La mia esperienza

Che cosa mi ha insegnato il lavoro con Lidap

Ho iniziato a occuparmi di panico con la mia tesi di laurea in Psicologia e ho continuato ad approfondirlo nell’attività clinica. La collaborazione con case di cura e ambulatori medico-psichiatrici mi ha dato occasioni di confronto con professionisti diversi. A questa esperienza si è affiancato un rapporto più che ventennale con Lidap, la Lega Italiana Disturbi di Attacchi di Panico.

L’incontro con l’auto aiuto ha avuto un ruolo importante nel mio percorso. Ascoltare qualcuno che conosce una difficoltà simile può rendere più facile raccontare la propria. Nei gruppi ho visto quanto conti la possibilità di partecipare, fare domande e condividere un’esperienza che, fuori, si fatica a spiegare. È un modo di prendere parte al proprio percorso che porto con me anche nel lavoro in studio.

La rete viene considerata in relazione ai bisogni della persona. Può comprendere il confronto con altri professionisti o, quando pertinente, con un’associazione e con esperienze di auto aiuto. Ne valutiamo insieme il senso: non è un passaggio obbligato e non sostituisce la valutazione e il lavoro terapeutico.

Per me significa ricordare che la vita continua anche fra un colloquio e l’altro. Le relazioni e le risorse presenti nella tua quotidianità possono trovare posto nel lavoro, così come il desiderio di tornare a partecipare ad attività che oggi senti lontane.

Come possiamo lavorare

Affrontare il presente e comprendere la tua storia

Quando l’ansia è intensa, il desiderio di stare meglio presto è comprensibile. Lo tengo presente nel lavoro: cerchiamo di individuare le difficoltà più urgenti nella vita quotidiana, le risorse disponibili e obiettivi che abbiano senso per te. Possiamo procedere per parti, senza chiederti di risolvere insieme tutto ciò che oggi sembra complicato.

La mia formazione è in psicoterapia dinamica breve a orientamento psicoanalitico. Presto attenzione a come il presente si intreccia con le esperienze relazionali, i passaggi di vita e i modi in cui hai imparato ad affrontare le difficoltà. Questi collegamenti si esplorano nel percorso: non presumo che dietro ogni episodio ci sia una stessa causa o una spiegazione da applicare a tutti.

La mia formazione comprende anche strumenti psicocorporei e immaginativi e il training autogeno. Valuto quali proporre in base alla situazione, spiegandone il senso nel lavoro. L’ascolto di ciò che provi resta centrale, insieme al confronto su come procede il percorso e su quello che cambia, oppure continua a essere difficile, nella tua esperienza.

“Breve” tiene conto dei tempi della persona e della sua storia. Gli obiettivi si concordano e si rivedono insieme; il numero degli incontri non è uguale per tutti. Puoi contattarmi per raccontarmi cosa stai vivendo e valutare come iniziare, in studio oppure online.