Trattamento dei disturbi distimici

Nella mia attività di psicologa e psicoterapeuta ho avuto modo di approfondire teoricamente e nella pratica il trattamento dei disturbi distimici.

La distimia, o disturbo distimico, è un disturbo dell’umore; fa parte dei disturbi del tono dell’umore, dal momento che comporta una forma lieve ma tendente alla cronicità di depressione, una compromissione delle relazioni sociali e spesso dell’attività lavorativa.

Chi soffre di questo disturbo presenta da almeno due anni alcuni sintomi depressivi quasi tutti i giorni, la maggior parte del giorno.

I sintomi possono essere:

  • Insonnia o ipersonnia;
  • Scarso appetito o iperfagia;
  • Bassa autostima, sentimenti di insicurezza, inadeguatezza, inefficienza, autosvalutazione;
  • Difficoltà di concentrazione e di prendere decisioni;
  • Sconforto, tristezza, disperazione, pessimismo;
  • Affaticabilità e scarsa energia.

Tra i vari disturbi distimici, vi parlo brevemente dei due forse tra i più diffusi.

La depressione reattiva

Ci sono due tipologie di depressione:

  • la depressione endogena che insorge in modo repentino a causa di un conflitto interiore, a volte, difficile da rintracciare;
  • la depressione reattiva che è la conseguenza di un evento drammatico e traumatico,  ed emerge gradualmente nell’individuo.

Quindi la depressione reattiva è una risposta esagerata ad un evento, ne impedisce l’elaborazione, proprio perché è il soggetto che si mette in discussione.

Tale problematica è direttamente collegabile all’evento scatenante anche dalla persona che sperimenta un evidente sentimento di tristezza.

La depressione reattiva solitamente comporta:

  • un generale abbattimento fisico: stanchezza, astenia e debolezza muscolare;
  • coazione a ripetere, cioè la tendenza a ripetere quadri comportamentali disfunzionali;
  • fragilità psicologica, soprattutto a livello emotivo;
  • generale sentimento di pentimento a livello esistenziale.

La depressione da lutto

Il lutto è una risposta primordiale comune a tutti gli esseri umani tanto che, pur avendo un significato soggettivo catastrofico, è vissuta come un’esperienza fisiologica.

La risposta alla morte di una persona cara implica reazioni psicologiche, comportamentali e fisiologiche in gran parte sovrapponibili a quelle che si riscontrano nell’episodio depressivo: pianto, disperazione, tristezza, polarizzazione del pensiero sul defunto e sul ricordo della sua vita, distacco e disinteresse per l’ambiente circostante.

Il lutto normalmente evolve attraverso le cosiddette cinque fasi di Kübler-Ross, ognuna delle quali è ben riconoscibile:

  • il rifiuto di accettare la perdita;
  • la speranza irrazionale di un qualche tipo di ricongiungimento;
  • la fase della rabbia;
  • la fase della depressione, intesa come stato di tristezza e disperazione;
  • l’accettazione della perdita e la volontà di andare avanti, pur nella consapevolezza di aver perso qualcosa di molto importante.

Nessun lutto però procede in maniera così lineare, si assiste spesso invece a saltelli da una fase all’altra, a lunghi stazionamenti e a rapide progressioni o regressioni a fasi adiacenti. Ciò che conta è che tutte le fasi vengano superate.

Vi è poi il lutto complicato o patologico, che può produrre condizioni psicopatologiche a sé stanti e che in alcuni casi contribuisce all’insorgenza di depressione maggiore, disturbi alimentari, disturbi d’ansia o a base ossessiva.

Le principali tipologie di lutto patologico sono:

  • il lutto evitato, che si riconosce dal fatto che, anche a distanza di molti mesi, e a volte di anni, si parla della persona scomparsa idealizzandola o mantenendo nei suoi confronti sentimenti di rabbia o di colpa;
  • il lutto cronico, caratterizzato dalla presenza di numerosi sintomi depressivi e dal fatto che la persona, anche dopo molti anni, non riesce a parlare della perdita senza provare un dolore intenso;
  • il lutto inibito, con comportamenti di evitamento quali il consumo di droghe, alcool e farmaci e dalla scarsa attenzione per la propria salute. Sono frequenti anche somatizzazioni e nevralgie;
  • il lutto ritardato, è quello che compare a distanza di tempo, di solito a seguito di una nuova perdita. Potrebbe essere il caso di una persona che entra in lutto per la scomparsa di un genitore, avvenuta molti anni prima, nel momento in cui, nel presente, sta divorziando dal proprio coniuge, oppure in occasione di una ricorrenza importante, per esempio un anniversario.

Contattami

Se hai bisogno di supporto per un disturbo dell’umore o sei interessato ai servizi di psicologia e psicoterapia che offro, contattami e ti fisserò un appuntamento nei miei studi di Padova, Parma o Rimini.